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Orientamento della Rivista   versione testuale
 
Una mappa dei diversi settori di indagine della rivista può così essere articolata:
       1. contributi particolari;
       2. verifica e proposte di rinnovamento dei trattati tradizionali;
       3. tavole rotonde e seminari interdisciplinari;
       4. attenzione alla recezione in area italiana del pensiero di autorevoli rappresentanti 
           della teologia europea;
       5. recensione di studi di interesse metodologico;
       6. bollettini bibliografici;
       7. editoriali.
   
1. In ordine alla direzione verso cui è andata orientandosi la ricerca è possibile segnalare le obiettive acquisizioni capaci di influire sugli sviluppi successivi.
Per quanto concerne l'ontologia fondamentale la questione del nesso sapere-libertà viene affermandosi nella sua crucialità.
Essa, infatti, come questione, inevasa dalla tradizione illuministica e condotta ad un esito non più percorribile dalla tradizione idealistica, costituisce il nodo capace di legittimare l'articolazione di momento ontologico e momento antropologico, come pure di dimensione veritativa e problema del senso.
Inoltre, la sua trattazione restituisce le condizioni di una teoria della fede cristiana, nella sua relazione al piano trascendentale del comprendere e, insieme, nella sua indeducibile e singolare forma di sapere-la-verità.
Sul piano teologico, invece, contestato il pregiudizio illuministico secondo cui la fede non è altro che una figura di pseudo-sapere, la teologia può legittimamente rivendicare la sua pretesa di autocomprendersi come la forma riflessa e scientifica del sapere cristiano, come tale non danneggiato da un rapporto con l'istituzione ecclesiastica.
 
2. Un'importante esemplificazione del rinnovato metodo teologico è costituita dal tentativo di produrre un fattivo rinnovamento dei singoli trattati, proprio in conseguenza della crisi della tradizione manualistica, cui pure si ritiene di dover porre rimedio nel quadro dell'insegnamento accademico e seminaristico. Così, da un'attenta analisi degli indici delle varie annate della rivista emerge, obiettivamente, come proprio questo capitolo sia stato uno dei più frequentati dagli inizi fino ad oggi.
 
3. Se non è stato rispettata la cadenza annuale di un numero monografico, pure vanno segnalati alcuni casi in cui si è prodotta una riflessione a più voci, talora con un intenzione dichiaratamente interdisciplinare. Nelle prime due annate il terzo fascicolo di «Teologia» raccoglie i contributi di due Convegni, le cui tematiche risultano obiettivamente correlate sotto il profilo teologico-pratico: il frequentato nesso «evangelizzazione e promozione umana» e la questione del «rinnovamento della catechesi». Omogenea a questa trattazione teologico-pratica è la tematizzazione della questione dell'«Indole pastorale del Magistero», tema di una tavola rotonda del maggio 1990, che ha spaziato dalle questioni della normatività e della criteriologia ermeneutica dei pronunciamenti magisteriali, alla questione morale come problema del nesso fede-società nel quadro dei rapporti tra Chiesa ed esperienza civile contemporanea.
Un fascicolo monografico particolarmente denso è quello dedicato nel 1979 al tema "La «fine della metafisica» nella teologia contemporanea", alla cui origine sta un incontro interdisciplinare fra tutti i docenti della facoltà. L'esame storico-sistematico dell'insorgere della critica al modello metafisico nella teologia contemporanea mostra la concomitanza di due istanze, l'esigenza del recupero dell'originalità del soggetto (Barth, Bultmann e Rahner) e quella del recupero della storia (Pannenberg, Moltmann, Metz). Ora, come rimedio all'indeterminazione provocata dalla crisi metafisica viene suggerito di coordinare la duplice esigenza di una teoria dell'essere e della verità capace di fondare lo spazio per un esercizio ermeneutico, che non sia disarticolato con le determinazioni dell'esperienza storica. Proprio in questa linea si legittima il discorso di una teoria della fede, che sappia mostrare il nesso che sussiste fra credere e conoscere, sullo sfondo dell'originario riferimento alla verità.
A quel fascicolo fa diretto riferimento il dibattito innescato dal saggio di A. Bertuletti, Il concetto di «esperienza» nel dibattito fondamentale della teologia contemporanea, che muovendosi all'interno del dibattito teologico-fondamentale individua due luoghi privilegiati in cui registrare l'affermarsi di tale categoria: la crisi della teologia ermeneutica in ambito protestante e i tentativi di superamento dell'intellettualismo neoscolastico in ambito cattolico. La chiarificazione di questo tema, come nel caso della «fine della metafisica», costituisce una feconda prospettiva di approccio al tentativo di fare un bilancio complessivo del sapere teologico, in un momento di intenso e talora convulso rinnovamento. In un successivo numero monografico, L'appello all'«esperienza» nella teologia contemporanea, diversi contributi si sono impegnati a puntualizzare i risvolti della problematica generale, secondo lo schema delle principali discipline teologiche.
 
4. Un originale e rilevante settore di indagine, insieme documentario e critico-valutativo, interessa la recezione in ambito italiano delle opere e del pensiero di autorevoli rappresentanti del Novecento teologico, commissionando a riconosciuti esperti la stesura di ampi contributi sull'argomento. In questa linea, le analitiche ricerche sulla Wirkungsgeschichte nel mondo teologico italiano della lezione di R. Bultmann, K. Rahner, H.U. von Balthasar e M.-D. Chenu, K. Barth obbediscono ad un progetto complessivo, che evidentemente potrà giovarsi di ulteriori incrementi allargandosi ad altri esponenti. Al riguardo, è quasi superfluo osservare che i profili tracciati rappresentano non soltanto un obiettivo contributo per favorire una migliore comprensione di quelle teologie, anche in ragione dell'abbondante bibliografia riportata e discussa; più ancora, essi consentono – proprio alla luce delle presenze o delle assenze, dell'influenza o dell'impermeabilità registrata in ordine a specifici capitoli o categorie – un apprezzamento sulla direzione e gli orientamenti della vicenda teologica italiana.
 
5. Il genere letterario «recensione» ritorna sì nei fascicoli della rivista, ma in un'ottica (a differenza della sezione «recensioni» degli ultimi numeri della rivista) che intenzionalmente decide di non soffermarsi tanto sul momento espositivo, bensì nel quadro di una rilettura critica del saggio si impegna in una rielaborazione autonoma sul piano riflessivo. Un altra voce da considerare sotto questo capitolo sono le Note a riguardo di temi e/o Convegni, la cronaca di convegni internazionali di istituzioni teologiche, come pure di convegni di studi di particolare interesse.
 
6. Fin dal primo anno di pubblicazione, «Teologia» ha inaugurato un servizio per i suoi lettori sul numero 4 della rivista, teso a segnalare i contributi più rilevanti, sotto il profilo del metodo teologico, apparsi nel corso dell'anno precedente su un numero di più di 250 riviste specializzate italiane e straniere. La selezione/classificazione dei contributi avviene sulla base di una «Bozza orientativa per il reperimento dei problemi metodologici salienti della teologia oggi», che funge da mappa topografica per consentire ai collaboratori di rubricare omogeneamente l'ampio materiale bibliografico, nonché per orientare la consultazione dei lettori. Ciascuna scheda riporta, oltre ai riferimenti bibliografici, una nota di commento estremamente sintetica tesa a segnalare l'interesse e la prospettiva del contributo in ordine alla questione metodologica. L'abbondantissimo materiale, a tutt'oggi consta di circa 7.000 schede.
 
7. Come è facilmente prevedibile, esorbita dalle obiettive possibilità di una rivista quale «Teologia» – soprattutto a motivo della sua cadenza trimestrale, e dei lunghi tempi di lavorazione di un singolo fascicolo – di occuparsi di questioni attinenti l'attualità (ecclesiastica, in particolare, e culturale in genere). D'altra parte, ciò non significa ritenere che la riflessione teologica non abbia competenza e voce in capitolo per esprimere un giudizio sul vissuto storico-concreto. A questo obiettivo risponde, seppure in modo certamente marginale, la decisione di premettere in apertura ad ogni fascicolo un editoriale, proprio con l'obiettivo di declinare intenzionalmente l'interesse metodologico con l'attualità.
 
 
 
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